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venerdì 4 gennaio 2013

LA PARTE PIU' ADRENALINICA DI NOTTESENZAFINE


Oggi voglio postare un estratto molto adrenalinico di NOTTESENZAFINE in cui Luca incontra nel cuore della notte milanese Margherita, un viados brasiliano che si apre con lui e gli confida di essere sieropositivo. Al culmine della disperazione il travestito gli chiede di ucciderlo e di farla così finita per via della sua condanna a morte.





(...) La pistola era lì, a qualche centimetro da  lui. Avrebbe potuto mettersi un suo guanto bianco, prendere in mano l’arma, puntarla in direzione della sua fronte e sparare senza rimorso.
L’avrebbe depositata  sotto il sedile e sarebbe uscito dalla ‘Cinquecento’ allontanandosi quatto quatto senza la preoccupazione che qualcuno avesse potuto vederlo.
La tentazione era latente in lui, come in tutti gli uomini è innato l’istinto alla guerra, l’istinto di uccidere: è come una vampata di calore che ti sale alla testa, un brivido interno che percuote tutte le ossa, ti acceca la mente, mentre le braccia percepiscono un formicolio sempre più corrosivo nelle vene... e le mani cominciano a sudare, il sudore punge, pizzica sulla pelle e solo il calcio della pistola può placarlo. Mio Dio...! Stava perdendo il controllo della situazione, non poteva essere! Era la ragione che doveva filtrare tutto ciò, la potenza del conscio!
Tuttavia la vampata di calore gli stava salendo alla testa; il brivido interno gli stava percuotendo le ossa; quel formicolio, quel fottuto formicolio stava iniziando a corrodergli le dita, poi i palmi, e avrebbe raggiunto automaticamente il gomito, infine il bicipite e per ultimo la spalla intaccando interamente il braccio...
Tremava. Si alzò dai sedili posteriori come fosse un automa, allungò il braccio destro, prese in mano la pistola guardandola fisso senza distoglierle lo sguardo. Tremava ancora. Margherita non si muoveva. Il tempo era scandito dal respiro ghiacciato di Luca. Strinse con veemenza il calcio della pistola rivolgendo gli occhi in avanti. Non aveva il coraggio di fissare Margherita, non sarebbe riuscito.
Ancora qualche battito cardiaco e il sudore si sarebbe fatto vivo sui palmi delle mani e subito dopo il prurito sulla pelle avrebbe fatto esplodere quella pallottola che era anche dentro il suo corpo.
Sudava freddo. Un ultimo respiro e chiuse gli occhi. La pistola era come un pezzo di ferro rovente tra le sue mani... Oddio!... Ecco la vampata finale alla testa... un lampo di calore... una leggera pressione sul grilletto...
“Noooooo!!!” un grido dilagò nell’aria gelida dell’abitacolo.
Una frenata violenta a qualche metro dalla macchina risvegliò la mente surriscaldata di Luca.
Aprì gli occhi e notò un uomo distinto scendere giù da una Mercedes grigia parcheggiata al loro fianco e dirigersi verso la portiera aperta dell’utilitaria rossa.
Il ragazzo rimase immobile, come paralizzato, continuando a respirare come prima.
Margherita era completamente assente.
“Che cazzo fai! Sei impazzito!?!?” sbraitò l’uomo già dentro l’abitacolo mentre gli afferrava la pistola puntata alla nuca del ‘viados’.
“Lascialo estar!” strillò Margherita.
“Sei impazzita, Margherita? Datemi quella pistola!” ribattè l’uomo.
“Fati li afari tuoi, Michele, me està aiudando!”
Margherita incominciò ad agitare braccia e piedi in direzione dell’uomo, continuando a insultarlo e tentando di colpirlo. Era in preda ad una crisi di nervi.
Luca era inchiodato al sedile posteriore con la pistola in mano ed il braccio disteso sul fianco.
Chi diavolo era quest’uomo? Si domandava mentre i due seguitavano nella loro lotta.
“Lasciamiii!!! - urlò il ‘travestito’ - Vati a escopare quela sorela che te piasce tanto in piasa Piemonte!”
“Stai zitta! Zitta! Che fai i soldi solo con me, tu!”
“Io tegno tanti clienti quanti ne volio! Cosa ne sai tu?!?!”
“Va bene, va bene. Quanto vuoi stanotte? Duecento, trecento, quattrocento, quanti ne vuoi, eh?” e tirò fuori dal portafoglio banconote quasi nuove da centomila lire buttandole in faccia a Margherita.
“E tu che cazzo ci fai ancora qui? Sparisci stronzo!” ordinò il distinto signore al ragazzo.
“Perché non te ne torni all’Hoolywood con quella troietta che ti sei sbattuto sul cofano qualche ora fa, eh?” lo gelò Luca.
Era il ‘pappone’ che lo aveva trascinato fuori dall’Hollywood e lo aveva piantato nella Mercedes grigia senza dirgli niente.
Da lì erano nati tutti i suoi problemi. Era lui il colpevole: se lo avesse subito accompagnato da qualche parte avrebbe evitato il freddo, la fuga sui tetti, la ferita riportata, la festa di Jacopo.
Invece no. Era rimasto lì a strusciarsi con la falsa modella per poi scappare non appena avvistato il carabiniere.
E adesso era a qualche centimetro dalla pistola puntata giusto nella direzione del suo povero cervello.
“Ti ricordi di me?”
“Chi sei? Questo è un tossico, vero Marghe?”
Il silenzio cadde di nuovo tra quegli umidi vetri. I due avevano interrotto la colluttazione.
Luca puntò le sue pupille in direzione di quelle del ‘pappone’: lo aveva riconosciuto.
L’uomo abbassò lo sguardo in segno di imbarazzo.
“Lo sai, lo sai chi sono...”
“Non fare stronzate, dai..., si trattava di un passaggio, di un semplice passaggio; e poi sono io che ti ho tirato fuori dalla discoteca, se no ti malmenavano...”
Luca lo teneva sotto tiro con la pistola ancora carica.
“Abbassa quella pistola, per favore, ragioniamo...”
“Perché mi hai lasciato solo come un cane in macchina?”
Nessuna risposta.
“Rispondi! Rispondi! Brutto stronzo!” lo insultò Luca sputando tutta la bava che aveva in bocca verso quel “distinto gentiluomo”.
Ora era il ‘magnaccio’ che tremava. Luca era viola in volto e tutto l’odio, l’ansia, il dolore di quella notte si stavano materializzando in quella pistola e davanti a quella sagoma in carne e ossa.
“Non rispondi? Te lo dico io perché... Perché in fondo in fondo sei un cagasotto, guarda come stai tremando! sembri un pulcino bagnato, ti faccio paura, eh? Ti faccio paura con un cannone tra le mani???”
Nessuna risposta.
“Non ti agiti più?!?! Fate tutti i prepotenti dietro le vostre collane d’oro e davanti a un pezzo di ferro ve la fate sotto!”
Il tizio tremava di terrore.
“Piangi adesso! Piangiiiiii!!!”
L’uomo si scagliò con impeto verso Luca cercando di afferrargli l’arma, il ragazzo con un gesto rapido avvicinò l’altra mano al calcio come per proteggere la sua presa, ma un colpo forte del ‘magnaccio’ sul suo polso fece allentare la morsa lasciando cadere l’arma al suolo ed un boato enorme esplose nella ‘Cinquecento’ rimbombando in tutto il quartiere .
Margherita iniziò a strillare disperatamente. Nessuno rispondeva alle sue grida isteriche... chi sarebbe corso in aiuto a quell’ora del mattino?
Una chiazza rossa si allargava sul sedile anteriore dell’auto ed un uomo distinto si stendeva prono contro il cruscotto.
Luca non dava segni di vita, immobilizzato contro il sedile posteriore. La testa gli ciondolava in avanti e le ginocchia erano rilasciate.
“Lo hai matado, lo hai matado!” insistè il ‘travestito’.
L’odore dolciastro del sangue si stava espandendo nell’abitacolo e la fumata dello sparo aveva annebbiato tutti i finestrini.
Il ragazzo portò lentamente le mani alle orecchie e digrignò i denti. Quel boato stava ancora percuotendo i suoi timpani.
(...)

venerdì 30 novembre 2012

DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE PRENDONO IL METRO OGNI MATTINA COME LUCA, IL PROTAGONISTA DI NOTTESENZAFINE...



BADATE BENE DI NON PERDERE L'ULTIMA CORSA DELLA NOTTE PERO'...

venerdì 16 novembre 2012

In anteprima la prima pagina di NOTTESENZAFINE!


NOTTESENZAFINE


MILANO, 1 DICEMBRE 1989, ORE 11.54   -3 C°

Il freddo “polare” di quei giorni dava il benvenuto al cuore dell’inverno milanese un po’ in anticipo rispetto il previsto; mentre l’umidità, la solita umidità della pianura iniziava a pungere la pelle del viso e a bruciare le ossa.
In quel giorno particolarmente glaciale la città era in fibrillazione: la colonnina di mercurio di quel famoso sabato strizzava l’occhio ad un ospite d’eccezione in visita ufficiale in Italia, al leader politico più amato in Occidente e più discusso in patria: il premier sovietico, Mikhail Gorbaciov.
Piazza del Duomo era stata gremita di gente fin dalla prima mattinata: una folla di curiosi giunti solamente lì per poter dire... ”io c’ero... io l’ho visto... m’ha salutato...”
Luca decise di bigiare quel giorno di scuola insieme a Giorgio e Serena, due suoi amici con i quali aveva condiviso in quell’autunno così movimentato di eventi politici tutte le agitazioni studentesche e le manifestazioni.
Gorbaciov non era un patrimonio degli estremisti comunisti e né dei ben pensanti occidentali che tanto tifavano per lui…era semplicemente un patrimonio per l’ UMANITA’.
La sua politica aveva portato da poco al crollo del muro di Berlino e magari avrebbe messo fine definitivamente alla Guerra Fredda e all’incubo nucleare, parola così tanto temuta da tutte le genti del mondo.
Vedere da vicino “MIKHAIL” gli avrebbe dato una sensazione di onnipotenza, di totale fiducia in se stesso; ammirare una persona che da sola stava cambiando il destino del mondo ed il corso della storia gli avrebbe dato coraggio di pensare che anche nel suo istituto così bigotto, nella sua città così fredda ed arrogante, nel suo Paese così falso e corrotto, qualcosa poteva e doveva cambiare.
Avevano transennato tutto il corso Vittorio Emanuele per permettere il passaggio delle auto blu ed era impossibile raggiungere la Galleria dove era prevista una sua passeggiata tranquilla fino a Palazzo Marino ed il classico bagno di folla .
Ciò nonostante era riuscito a vederlo. Lo aveva riconosciuto tra le auto del corteo presidenziale…aveva fatto un saluto alla folla scostando le tendine nere ben tirate sui finestrini.
Era lui…con quel faccione tondo tondo, la macchia di fragola sulla testa  e gli occhiali da primo della classe…E c’era anche la moglie…la Raissa.
ECCOLO LI’!... LI’ DENTRO C’E’ GORBACIOV!... MA IN QUALE AUTO?... L’ULTIMA, L’ULTIMA!... IO HO VISTO LA RAISSA!... TUTTO STO MACELLO PER NON VEDERE NIENTE!... MA VA’ A DA VIA AI CIAP A TI E A GORBACIOFF!...
La giornata era poi scivolata via con molta rapidità al calar del sole tra un megastore e l’altro, tra il cinemino centrale e un abbuffata al fast-food.
Era comunque contento: aveva partecipato ad un evento storico che avrebbe ricordato per molto tempo e aveva comunque trascorso una bella giornata coi suoi due miglior amici…

2 DICEMBRE 1989, ORE 00.27  - 9 C°

I muri della stazione della metropolitana di Cadorna stavano salutando l’ultima corsa per Gessate .
Luca si congedò da Giorgio e Serena, scese le scale della stazione e si incamminò verso la banchina.
Era tardissimo; com’era possibile che ci fosse così tanta gente a prendere il metrò?
Poi ripensò alla particolarità della giornata appena trascorsa e al fatto che la notte del Sabato milanese cacciava la gente fuori dalle case.



Si guardò un po’ intorno... Un operaio che probabilmente aveva finito il suo turno di lavoro e piangeva di dentro per la monotonia della sua vita, una coppia di fidanzatini che parlava del film appena visto al cinema ripetendo le battute chiave, i soliloqui di un drogato o di un ubriaco che imprecava contro suo padre e quali altri incomprensibili pensieri.
Entrò nella vettura del metrò e la sua fantasia ben presto si scontrò con i titoli dei giornali aperti dinanzi al suo naso i quali riportavano l’importanza della visita di Gorbaciov in Italia.
D’improvviso una frenata brusca della metropolitana. Panico totale nella carrozza...
Stazione di Porta Garibaldi.
Aveva davanti ancora mezz’ora di viaggio.
Si aprirono le porte ed entrò altra gente; si chiusero di nuovo e poi si riaprirono per cinque o sei volte di seguito finchè una voce proveniente dall’esterno  esortò tutti a uscire dalla carrozza perché il metrò aveva riportato un guasto.
Accidenti!... E adesso?
Era l’ultima corsa per Gessate, come avrebbe fatto a ritornare a casa?
(...)