NOTTESENZAFINE!!!!
IL VOSTRO SHORT-BOOK SCACCIACRISI...
IDEALE PER CHI VA IN VACANZA AL MARE, MONTAGNA, LAGO O CITTA' D'ARTE...
PER CHI FA INVECE UN VERO VIAGGIO DA INTENDITORI..
PER CHI PUO' DEDICARSI SOLO UN WEEKEND...
PER CHI STA CASA AL FRESCO SOTTO L'ARIA CONDIZIONATA E UNA FETTA D'ANGURIA...
PER CHI INVECE CUOCE SUL DIVANO DAVANTI AD UN VENTILATORE CHE NON RINFRESCA MAI E SI ANNOIA DAVANTI ALLA TV ALL'ENNESIMO FILM DI TOTO'...
Mi trovi in tutte le librerie e su internet!!!!!!! Non lasciarmi a casaaaaaa!!!
'Il mio primo diario da scrittore, i miei pensieri, i miei romanzi, le mie recensioni...insomma tutto il mio mondo'
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venerdì 19 luglio 2013
sabato 2 febbraio 2013
perchè il titolo NOTTESENZAFINE?
Il racconto è per antonomasia una breve narrazione
in cui il protagonista o i protagonisti sono i ‘player’ dell’azione e
interagiscono con i personaggi secondari, ma non vi è un’evoluzione
approfondita o un’ analisi psicologica dei medesimi…non c’è lo spazio per farlo
in un racconto…in NOTTESENZAFINE invece sì…il protagonista Luca è ‘vittima’ di
un’evoluzione interiore nel giro di una notte e la mia lente di ingrandimento si
focalizza sul suo cambiamento psicologico che lo porterà ad un superamento
delle sue più paure più nascoste con l’arrivo dell’alba. Per questo si avvicina
più a un corto-romanzo che a un racconto.L’idea di evoluzione… di corsa sta
anche nel voler scrivere il titolo tutto d’un fiato, il che vuole dare l’idea
del ritmo incalzante dell’azione.
Un’azione senza respiro. Non a casa il
protagonista non porta orologi e a quei tempi (dato che il libro è ambientato a
fine anni’80) i cellulari non esistevano…Luca misura il suo tempo ‘a respiri’.
Calcola le sue azioni e misura le sue reazioni a quantità di respiri fatti.
Questo per dare l’idea di una corsa frenetica nel cuore della notte al solo
scopo di ‘salvare la pelle’ e voler ritornare semplicemente a casa.
NOTTESENZAFINE, ha una giusta tensione ed
un ritmo quasi vertiginoso che trascina fuori dal tempo il lettore. Il
protagonista scopre davvero di tutto in una notte. Tutto di se stesso e delle
sue ataviche paure. La notte lo porterà a superare le sue ansie e i suoi timori
più reconditi. Un viaggio nel cuore della notte alla riscoperta del proprio IO…
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giovedì 17 gennaio 2013
Perchè ambientare NOTTESENZAFINE negli anni '80?
Gli anni ‘80 sono gli anni della mia adolescenza, quindi chiunque abbia tra
i 35-45 anni adesso ricorda con affetto quegli anni...La colonna sonora di
quegli anni è tutta targata dal boom del pop, sia nostrano con i vari Spagna,
Den Harrow, Gazebo, Righeira etc ma anche di meteore straniere come Michael
Sembello, Talk Talk, Pic-nic at the Whitehouse, etc....Al cinema furoreggiavano
le commedie hollywoodiane come Ritorno al futuro o Il tempo delle mele, ma
anche i nostri ‘I fichissimi’ oppure i primi ‘Vacanze di natale’ o ‘Sapore di
mare’...Questo non vuol dire che musica e cinema abbiano solo pensato
all’estetica e al divertimento in quel periodo: I Pink Floyd facevano il loro
concerto più bello proprio nel’89 a Venezia, gli U2 spiccavano il volo, I
Depeche Mode spopolavano insieme ai Dire Straits e nascevano artisticamente
Jackson e Madonna. E al cinema uscivano capolavori come Apocalypse Now,
Afterhours, Blues Brothers, Shining e si iniziavano ad affermare attori Pacino
o De Niro. E’ ovvio che tutto questo ha influenzato la narrazione di
NOTTESENZAFINE...Fuori Orario di Scorsese in particolare mi ha affascinato
moltissimo...un film in una notte incredibile e surreale...come appunta la
notte di Luca, il protagonista.
Per non parlare poi proprio del 1989...l’anno del crollo del muro di
Berlino, la fine della Guerra Fredda, l’avvicinarsi del crollo del comunismo e
della fine di una concezione di un Mondo. Non a caso il libro trae ispirazione
dalla visita di Gorbaciov a Milano.
Il libro è ambientato nell’89 e in questi ultimi 25 anni Milano è cambiata
parecchio...La città dei paninari, dei metallari , dei new wave e rockabilly
non c’è più e non è più la Milano da bere che è passata sotto la mannaia di
Tangentopoli nei primi anni ‘90...più che la ricerca dell’apparenza di quegli
anni e dell’edonismo rimpiango quella genuinità e altruismo che la città e in
generale la società hanno perso nell’ultimo ventennio...
Insomma chi aveva le facoltà, poteva infilarsi un paio di timberland o un
monclair per apparire, ma rimaneva sempre in una società che è rimasta
incollata alla TV per seguire il dramma di Alfredino Rampi in diretta...la
solidarietà che c’era 30 anni fa io non la vedo così tanto in giro ed un fatto
come quello di un bambino caduto in un pozzo farebbe più notizia per le
negligenze dei genitori a PORTA A PORTA più che per il dolore di un
bimbo...
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venerdì 4 gennaio 2013
LA PARTE PIU' ADRENALINICA DI NOTTESENZAFINE
Oggi voglio postare un estratto molto adrenalinico di NOTTESENZAFINE in cui Luca incontra nel cuore della notte milanese Margherita, un viados brasiliano che si apre con lui e gli confida di essere sieropositivo. Al culmine della disperazione il travestito gli chiede di ucciderlo e di farla così finita per via della sua condanna a morte.
(...) La pistola era lì, a qualche centimetro da lui. Avrebbe potuto mettersi un suo guanto
bianco, prendere in mano l’arma, puntarla in direzione della sua fronte e sparare
senza rimorso.
L’avrebbe depositata
sotto il sedile e sarebbe uscito dalla ‘Cinquecento’ allontanandosi
quatto quatto senza la preoccupazione che qualcuno avesse potuto vederlo.
La tentazione era latente in lui, come in tutti gli uomini è
innato l’istinto alla guerra, l’istinto di uccidere: è come una vampata di
calore che ti sale alla testa, un brivido interno che percuote tutte le ossa,
ti acceca la mente, mentre le braccia percepiscono un formicolio sempre più
corrosivo nelle vene... e le mani cominciano a sudare, il sudore punge, pizzica
sulla pelle e solo il calcio della pistola può placarlo. Mio Dio...! Stava
perdendo il controllo della situazione, non poteva essere! Era la ragione che
doveva filtrare tutto ciò, la potenza del conscio!
Tuttavia la vampata di calore gli stava salendo alla testa;
il brivido interno gli stava percuotendo le ossa; quel formicolio, quel fottuto
formicolio stava iniziando a corrodergli le dita, poi i palmi, e avrebbe
raggiunto automaticamente il gomito, infine il bicipite e per ultimo la spalla
intaccando interamente il braccio...
Tremava. Si alzò dai sedili posteriori come fosse un automa,
allungò il braccio destro, prese in mano la pistola guardandola fisso senza
distoglierle lo sguardo. Tremava ancora. Margherita non si muoveva. Il tempo
era scandito dal respiro ghiacciato di Luca. Strinse con veemenza il calcio
della pistola rivolgendo gli occhi in avanti. Non aveva il coraggio di fissare
Margherita, non sarebbe riuscito.
Ancora qualche battito cardiaco e il sudore si sarebbe fatto
vivo sui palmi delle mani e subito dopo il prurito sulla pelle avrebbe fatto
esplodere quella pallottola che era anche dentro il suo corpo.
Sudava freddo. Un ultimo respiro e chiuse gli occhi. La
pistola era come un pezzo di ferro rovente tra le sue mani... Oddio!... Ecco la
vampata finale alla testa... un lampo di calore... una leggera pressione sul
grilletto...
“Noooooo!!!” un grido dilagò nell’aria gelida
dell’abitacolo.
Una frenata violenta a qualche metro dalla macchina
risvegliò la mente surriscaldata di Luca.
Aprì gli occhi e notò un uomo distinto scendere giù da una
Mercedes grigia parcheggiata al loro fianco e dirigersi verso la portiera
aperta dell’utilitaria rossa.
Il ragazzo rimase immobile, come paralizzato, continuando a
respirare come prima.
Margherita era completamente assente.
“Che cazzo fai! Sei impazzito!?!?” sbraitò l’uomo già dentro
l’abitacolo mentre gli afferrava la pistola puntata alla nuca del ‘viados’.
“Lascialo estar!” strillò Margherita.
“Sei impazzita, Margherita? Datemi quella pistola!” ribattè
l’uomo.
“Fati li afari tuoi, Michele, me està aiudando!”
Margherita incominciò ad agitare braccia e piedi in
direzione dell’uomo, continuando a insultarlo e tentando di colpirlo. Era in
preda ad una crisi di nervi.
Luca era inchiodato al sedile posteriore con la pistola in
mano ed il braccio disteso sul fianco.
Chi diavolo era quest’uomo? Si domandava mentre i due
seguitavano nella loro lotta.
“Lasciamiii!!! - urlò il ‘travestito’ - Vati a escopare
quela sorela che te piasce tanto in piasa Piemonte!”
“Stai zitta! Zitta! Che fai i soldi solo con me, tu!”
“Io tegno tanti clienti quanti ne volio! Cosa ne sai tu?!?!”
“Va bene, va bene. Quanto vuoi stanotte? Duecento, trecento,
quattrocento, quanti ne vuoi, eh?” e tirò fuori dal portafoglio banconote quasi
nuove da centomila lire buttandole in faccia a Margherita.
“E tu che cazzo ci fai ancora qui? Sparisci stronzo!” ordinò
il distinto signore al ragazzo.
“Perché non te ne torni all’Hoolywood con quella troietta
che ti sei sbattuto sul cofano qualche ora fa, eh?” lo gelò Luca.
Era il ‘pappone’ che lo aveva trascinato fuori
dall’Hollywood e lo aveva piantato nella Mercedes grigia senza dirgli niente.
Da lì erano nati tutti i suoi problemi. Era lui il
colpevole: se lo avesse subito accompagnato da qualche parte avrebbe evitato il
freddo, la fuga sui tetti, la ferita riportata, la festa di Jacopo.
Invece no. Era rimasto lì a strusciarsi con la falsa modella
per poi scappare non appena avvistato il carabiniere.
E adesso era a qualche centimetro dalla pistola puntata
giusto nella direzione del suo povero cervello.
“Ti ricordi di me?”
“Chi sei? Questo è un tossico, vero Marghe?”
Il silenzio cadde di nuovo tra quegli umidi vetri. I due
avevano interrotto la colluttazione.
Luca puntò le sue pupille in direzione di quelle del
‘pappone’: lo aveva riconosciuto.
L’uomo abbassò lo sguardo in segno di imbarazzo.
“Lo sai, lo sai chi sono...”
“Non fare stronzate, dai..., si trattava di un passaggio, di
un semplice passaggio; e poi sono io che ti ho tirato fuori dalla discoteca, se
no ti malmenavano...”
Luca lo teneva sotto tiro con la pistola ancora carica.
“Abbassa quella pistola, per favore, ragioniamo...”
“Perché mi hai lasciato solo come un cane in macchina?”
Nessuna risposta.
“Rispondi! Rispondi! Brutto stronzo!” lo insultò Luca
sputando tutta la bava che aveva in bocca verso quel “distinto gentiluomo”.
Ora era il ‘magnaccio’ che tremava. Luca era viola in volto
e tutto l’odio, l’ansia, il dolore di quella notte si stavano materializzando
in quella pistola e davanti a quella sagoma in carne e ossa.
“Non rispondi? Te lo dico io perché... Perché in fondo in
fondo sei un cagasotto, guarda come stai tremando! sembri un pulcino bagnato,
ti faccio paura, eh? Ti faccio paura con un cannone tra le mani???”
Nessuna risposta.
“Non ti agiti più?!?! Fate tutti i prepotenti dietro le
vostre collane d’oro e davanti a un pezzo di ferro ve la fate sotto!”
Il tizio tremava di terrore.
“Piangi adesso! Piangiiiiii!!!”
L’uomo si scagliò con impeto verso Luca cercando di
afferrargli l’arma, il ragazzo con un gesto rapido avvicinò l’altra mano al
calcio come per proteggere la sua presa, ma un colpo forte del ‘magnaccio’ sul
suo polso fece allentare la morsa lasciando cadere l’arma al suolo ed un boato
enorme esplose nella ‘Cinquecento’ rimbombando in tutto il quartiere .
Margherita iniziò a strillare disperatamente. Nessuno
rispondeva alle sue grida isteriche... chi sarebbe corso in aiuto a quell’ora
del mattino?
Una chiazza rossa si allargava sul sedile anteriore dell’auto
ed un uomo distinto si stendeva prono contro il cruscotto.
Luca non dava segni di vita, immobilizzato contro il sedile
posteriore. La testa gli ciondolava in avanti e le ginocchia erano rilasciate.
“Lo hai matado, lo hai matado!” insistè il ‘travestito’.
L’odore dolciastro del sangue si stava espandendo
nell’abitacolo e la fumata dello sparo aveva annebbiato tutti i finestrini.
Il ragazzo portò lentamente le mani alle orecchie e digrignò
i denti. Quel boato stava ancora percuotendo i suoi timpani.
(...)
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venerdì 30 novembre 2012
DEDICATO A TUTTI QUELLI CHE PRENDONO IL METRO OGNI MATTINA COME LUCA, IL PROTAGONISTA DI NOTTESENZAFINE...
BADATE BENE DI NON PERDERE L'ULTIMA CORSA DELLA NOTTE PERO'...
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